Andrea e Maria hanno aperto WePub, una casa editrice nativa digitale

A fare gli editori di sicuro non si diventa ricchi, ma si imparano un sacco di cose, e ci si diverte molto. Andrea Bongiorni e Maria de Toni hanno partecipato all’edizione 2006 del Master, hanno lavorato nel marketing, sono diventati freelance, e hanno aperto una casa editrice.

Quando vi siete iscritti al Master quali erano i vostri obiettivi professionali? Pensavate che un giorno sareste diventati editori?

Andrea: Quando mi sono iscritto al Master ero impegnato in uno stage post laurea presso l’ufficio Stampa del Saggiatore, ma avevo poche e confuse idee riguardo al mio futuro professionale. L’editoria mi affascinava e mi sarebbe piaciuto continuare a lavorare in una casa editrice, ma non pensavo certo che un giorno sarei stato io stesso un editore!

Maria: Assolutamente no. Anzi, avevo le idee abbastanza confuse visto che avevo appena vinto anche un posto per un dottorato a Padova. Diciamo che WePub è stato un naturale sbocco del percorso iniziato con il Master: prima non mi sarebbe mai venuto in mente (e non avrei saputo da che parte cominciare!).

Spiegateci come funziona WePub. Qual è il vostro processo editoriale?

WePub è una casa editrice al 100% digitale che alimenta il suo catalogo tramite scouting online diretto. Questo significa che chiunque può inviarci un manoscritto tramite l’apposito pannello di upload presente sul nostro sito. Da parte nostra ci impegniamo a leggere tutte le opere ricevute e a comunicare l’esito della valutazione, qualunque esso sia. Quando troviamo un’opera che ci convince, proponiamo all’autore un contratto di epublishing. Sbrigate le formalità burocratiche, passiamo al lavoro sul testo, in tutto e per tutto simile a quello svolto da una casa editrice tradizionale. Finito il lavoro di editing e correzione bozze, il testo viene convertito in ebook e caricato sulla piattaforma Bookrepublic Exlibris, che lo distribuisce in tutti i principali store online. L’ecommerce presente sul nostro sito invece è proprietario, cosa che ci permette di gestirlo in assoluta autonomia.

Come ci si sente a essere editori? Qual è il vostro rapporto con gli autori? E con le librerie?

Fare scouting diretto, senza intermediari, è faticoso e porta via un sacco di tempo, ma regala anche bellissime soddisfazioni: quando ci imbattiamo in un’opera che ci conquista e che decidiamo di pubblicare, be’, questo ci ripaga di tutti gli sforzi fatti. Il nostro rapporto con gli autori è ottimo: abbiamo imparato molto lavorando con loro, e spero che la cosa sia reciproca. Riguardo invece alle librerie online, abbiamo un rapporto diretto con Bookrepublic, con la quale abbiamo avuto modo di organizzare svariate operazioni commerciali. Nel primo anno di vita ci siamo autodistribuiti su Amazon tramite il programma Kindle Direct Publishing, ma poi abbiamo deciso di affidarci alla piattaforma ExLibris per tutti gli store eccetto il nostro.

La qualità del prodotto conta anche se non c’è la carta di mezzo?

Tantissimo. Ancora oggi ci si imbatte spesso in ebook pieni di errori di ogni tipo: è evidente che si tratta di prodotti realizzati senza cura, in cui manca non solo un minimo controllo qualità, ma anche (e soprattutto) la consapevolezza di avere a che fare con un prodotto dalle caratteristiche peculiari, necessariamente diverse da quelle dei corrispettivi cartacei. E, di conseguenza, viene a mancare anche il rispetto per l’acquirente. Il problema è che troppi editori considerano l’ebook un prodotto di serie B, un fastidio con cui loro malgrado sono costretti ad avere a che fare.

A fare gli editori si diventa ricchi?

Passiamo alla domanda successiva?

Secondo voi l’editoria che forma avrà tra – diciamo – 2 / 3 anni?

La nostra speranza è che gli editori accantonino l’atteggiamento protezionistico e conservativo mantenuto fino a oggi nei confronti del digitale e che inizino a investire seriamente in un settore naturalmente destinato a crescere di anno in anno.

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