Storie di libri in tempo di frenesia

In Italia gli indici di lettura calano, e uno dei motivi è che non abbiamo tempo per i libri. Lavoriamo di più e siamo più stressati, e i momenti liberi che ci rimangono non sono solo di meno, ma anche di qualità inferiore. La nostra attenzione è spesso troppo provata per affrontare un libro, preferisce rilassarsi davanti a una serie tv o a un po’ di scrolling.

Leggere è un’attività intensiva. Diversamente da un programma televisivo o un disco, un libro assorbe completamente, e impedisce di svolgere altre attività nello stesso momento. Se è possibile guardare la TV mentre si stira, cucinare e guardare un film, mangiare ascoltando musica, quando si legge un libro si legge e basta.

Leggere richiede tempo. Finiti i lunghi pomeriggi del liceo e le spensierate vacanze estive dell’università, si inizia a passare le giornate ad aggiornare e perfezionare il curriculum e a visitare i portali dedicati alla ricerca del lavoro. E per chi il lavoro lo trova, il tempo per la lettura si assottiglia tristemente. I libri rimangono sul comodino per settimane, suscitando un irrimediabile senso di colpa.

La pila di libri da leggere cresce alla stessa velocità con cui la palpebra si chiude, inesorabile, una volta a letto. Non rimane che rubare qualche pagina qua e là: in tram, anche nei tratti più brevi, si legge agevolmente un capitolo; da Garibaldi a Centrale si fa giusto in tempo a dare uno sguardo e capire cosa sta per succedere; sulla 90 è un po’ complicato aprire bene il libro ma, superato l’ostacolo del girare la pagina, si potrebbe addirittura finire il volume.

Una recente indagine dell’OCSE ha rivelato agli italiani che, in confronto ai colleghi europei, lavorano di più e guadagnano meno. La conseguenza è che siamo più stressati, e che quindi il tempo libero che ci rimane non è solo di meno ma anche di qualità inferiore: tornare a casa la sera e mettersi a leggere diventa più difficile, richiede uno sforzo mentale e un coinvolgimento che non siamo più abituati a investire. E infatti secondo i dati Nielsen appena usciti, gli unici tra i quali la lettura aumenta sono gli over 65.

Come succede a tutte le risorse scarse, il tempo libero è diventato più prezioso, e occorre impiegarlo nel miglior modo possibile. La scelta, in compenso, si fa estremamente variegata: per concederci il meritato relax possiamo scegliere tra una infinità di prodotti, alcuni dei quali di qualità molto alta. Finisco Murakami o guardo l’ultima di True Detective? Inizio i racconti di DFW o recupero l’ultima serie di Girls? I dilemmi del dopocena assalgono tutti, lettori forti compresi. Lo diceva anche Troisi quando ammetteva di aver rinunciato a stare dietro alle numerosissime novità librarie perché non aveva ancora ben capito chi glielo faceva fare.

E i lettori giovani? I dati Nielsen ci informano che quelli tra i 14 e i 19 anni sono calati dal 70% al 60%, mentre nella fascia tra i 20 e i 24 si è passati dal 52% al 40%. Il fatto è che questi dati riguardano i libri, ma non considerano che l’idea di lettura è cambiata nelle nuove generazioni e ha trovato nuovi strumenti: si leggono i post di Facebook sullo smartphone, gli articoli sul web, i blog: tutto ciò che richiede una concentrazione limitata e può essere letto in quasi qualsiasi luogo e circostanza. Ormai lo sport e le varie attività extrascolastiche che devono farcire il curriculum dei ragazzi fin dall’età scolare hanno reso la loro vita frenetica e impegnata quanto quella degli adulti. Dopo la laurea, ci pensa il mercato del lavoro a regolare le abitudini dei giovani: per chi non trova lavoro (o non ha tutta la giornata impegnata in stage gratuiti), il sovrabbondante tempo a disposizione è più un angoscia che uno svago. Se il 50% dei disoccupati è depresso al punto di smettere di cercare lavoro, quanti di loro dedicheranno il loro tempo al piacere della lettura?

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