Elisabetta fa i libri per ragazzi

E su quell’editoria lì ha un sacco di cose interessanti da dire. Elisabetta Tramacere ha partecipato all’edizione 2010 del Master, e ora lavora nella redazione di Rizzoli Ragazzi, dove fa un sacco di cose, tutte belle.

Ciao Elisabetta, cominciamo dalla tua storia. Perché hai deciso di iscriverti al master? Qual è stato il tuo percorso?

Dopo la laurea specialistica non è stato facile trovare un lavoro soddisfacente. Ho provato a lavorare in una libreria indipendente per un po’ ma erano (!) tempi duri per le librerie, per quelle indipendenti di una piccola città del sud Italia definirli duri non rende l’idea. Inoltre, quando mi sono laureata, avevo una sola certezza e cioè che la mia formazione fosse incompleta. Perciò il master.

Quali erano i tuoi obiettivi professionali quando ti sei iscritta? È andata a finire come volevi, oppure in modo completamente diverso?

Il mio unico obiettivo quando mi sono iscritta era capire cosa volessi fare esattamente da grande. La parola editoria è un ombrello che comprende molte possibilità e a me interessavano pressoché tutte, ma mi rendevo conto che dovevo individuare un ambito specifico e focalizzarmi su quello perché rischiavo di perdermi. Alla fine del Master le idee erano ancora confuse ma in più rispetto a prima avevo un’opportunità e qualche trucchetto per giocarmela bene. Sì, sono soddisfatta di come sia andata.

Il tuo profilo Linkedin dice che lavori nella redazione ragazzi di Rizzoli. In cosa consiste il tuo lavoro?

La redazione della narrativa per ragazzi di Rizzoli è un laboratorio in cui è possibile seguire un libro dall’inizio alla fine in casa, come si faceva una volta. In pratica se si ha l’attitudine a fare molte cose (a volte anche contemporaneamente!) si può fare tutto. Scrivo pareri di lettura, faccio l’editing, le revisioni delle traduzioni, impagino, a volte traduco, correggo le bozze, scrivo i testi di quarta, mi occupo della fase di prestampa e quando la creatura è finalmente nelle mani dello stampatore smaltisco l’ansia da attesa della prima copia scrivendo sulla pagina Facebook di Rizzoli ragazzi perché ci è piaciuto quel libro e soprattutto aspetto con ansia il parere dei lettori.

Cosa ne pensi dello stato dell’editoria per ragazzi in Italia?

Penso che si pubblichi un discreto numero di buoni libri che hanno pochi lettori ma fedelissimi. Penso che si pubblichi un discreto numero di libri che qualcuno un giorno ha definito «necessari». Mi interrogo spesso sul significato di «necessario». Penso che in generale in questo momento si pubblichino tanti, troppi libri e qualcuno di questi a volte resta senza lettori e mi chiedo quale sia il senso di produrre dei libri senza lettori. Penso che a volte le librerie abbiano le idee confuse su dove collocare i libri per ragazzi e questo spesso li penalizza. Non tutti sono libri per bambini e non tutti sono di genere. Immagino librerie con classificazioni del tipo: libri che non puoi non avere letto prima di morire o libri che devi assolutamente aver letto prima della tua prima volta o libri per ragazzi che farebbero bene anche agli adulti. Molti dei nostri libri troverebbero posto su diversi scaffali in questo modo e avrebbero maggiore visibilità. Penso che in questo settore ho avuto la fortuna di incontrare persone che osano e che amano il proprio lavoro e che mi hanno insegnato due o tre cose che non dimenticherò facilmente. Penso che logiche di produzione distorte e logiche di marketing indifferenziato possano generare libri senza anima e il lettore se ne accorge e si allontana. E molte altre cose di cui forse è più opportuno non lasciare traccia.

Qual è il tuo rapporto con gli ebook?

Di gratitudine, soprattutto in viaggio, direi. Prima di approdare al mondo dei ragazzi, il mio primo incarico da stagista in Rcs consisteva nel seguire il processo di conversione dei libri di carta in ebook di alcune delle case editrici del gruppo: Rizzoli, Bompiani, Lizard e Marsilio. È stata un’esperienza formativa eccezionale in un periodo in cui in Italia il libro digitale suscitava ancora gli strali degli apocalittici che vedevano nell’avanzata dei bit nel settore librario solo perdita e distruzione di massa. Li leggo per lavoro e per piacere su un vecchio reader soprattutto in viaggio e l’unico effetto collaterale che ho è che se il libro mi è piaciuto molto dopo devo assolutamente acquistarlo anche nella versione di carta.

Secondo te è possibile trasformare i libri per ragazzi in prodotti digitali di qualità?

Certo. È come chiedere se sia possibile fare un buon libro. Certo che è possibile. Ci vogliono professionisti competenti, idee innovative, tempo, conoscenza, risorse, dedizione, progettualità, rispetto del lavoro, rispetto del lettore. Certo che è possibile, la domanda ricorrente purtroppo non è se sia possibile ma se funzionerà e ahimè questa domanda a volte incalza risposte francamente discutibili, lo ammetto.

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