Francesca fa la redattrice freelance

Che significa che può lavorare da casa, e starsene al caldo quando nevica. Francesca Mastruzzo ha partecipato all’edizione 2009 del Master, e ora collabora da freelance con il gruppo Mondadori. Nel frattempo scrive per Finzioni, e ha scoperto che le esigenze del lettore stanno a metà tra il pane e le brioches.

Ciao Francesca, iniziamo con la domanda di rito: perché hai deciso di iscriverti al Master? Qual è stato il tuo percorso?

Dopo anni a girare intorno ai libri, ho finalmente capito ciò che era sempre stato davanti ai miei occhi: volevo lavorare nell’editoria. Così, appena uscita da una specialistica in Traduzione letteraria, sono andata a fare uno stage in una piccola casa editrice per vedere se, alla prova dei fatti, quella era davvero la mia strada, e in caso affermativo provare ad entrare al master. Ed è andata proprio così.

Quali erano i tuoi obiettivi professionali quando ti sei iscritta?

Volevo fare la redattrice in un grande gruppo editoriale e lavorare con i classici della letteratura contemporanea, quindi posso dire di stare facendo esattamente ciò che avevo desiderato. Forse, adesso, vorrei avere più libertà.

Sul tuo profilo Linkedin c’è scritto che fai Freelance editing presso Mondadori. Cosa vuol dire? In cosa consiste il tuo lavoro?

Vuol dire che dopo la riforma Fornero ho dovuto aprire la partita Iva. In cambio posso lavorare da casa, e quando nevica evitarmi l’incidentato tragitto per palazzo Niemeyer. Sono redattrice per gli Oscar Mondadori. Principalmente revisiono traduzioni dall’inglese e dal russo, faccio affiorare gli aggettivi sommersi, svecchio i classici senza (mi auguro) banalizzarli, scopro che si possono ancora tradurre nuove cose di Agatha Christie o Douglas Adams. E poi faccio tante altre cosette, come tradurre brevi saggi critici, scrivere apparati biobibliografici, assemblare pezzi di vecchi Oscar fuori catalogo per un Oscar fiammante che, si spera, avrà nuovo senso e nuova collocazione. Poi impagino e un paio di volte sono anche scesa in archivio a fare delle fotocopie.

Tu scrivi anche per Finzioni. Com’è lavorare per un magazine online?

Diverso. Per Finzioni scrivo quello che voglio e mi invento delle rubriche. Ma devo anche prestare più attenzione. Un magazine online richiede, idealmente, la rapidità e la precisione del giornalismo: la notizia deve essere «calda» altrimenti non interessa più, bisogna fare il fact checking, e in generale – cosa che non è sempre scontata – bisogna sapere quello che si sta scrivendo, altrimenti i lettori se ne accorgono. A tutto questo nell’editoria libraria pensa il redattore, mentre un sito web ti obbliga a essere blogger e redattore al contempo. Poi bisogna saper usare WordPress, ottimizzare il SEO, rispettare le scadenze e trovare le immagini di copertina. Si impara tanto, insomma.

Secondo te le cose che hai imparato lavorando per Finzioni poi ti servono anche nel tuo lavoro di editor?

Piuttosto è il contrario. Sapere come maneggiare un contenuto all’interno di una forma precisa è fondamentale per lavorare per Finzioni.

Com’è il tuo rapporto con gli ebook?

Ottimo. Il tasto «compra con un click» di Amazon e il vasto catalogo del gruppo Mondadori infarciscono il mio Kindle.

Secondo te l’editoria è davvero cambiata così tanto negli ultimi anni, oppure in fondo no?

Ci sono meno soldi e più paura. In un momento in cui si dovrebbe sperimentare, ci si acquatta ad aspettare ciò che faranno gli anglosassoni, che, certo hanno il vantaggio di essere sempre anni avanti a noi e avere un mercato abbastanza grande da permettere qualche rischio. Intanto, qui, si imparano nuovi modi per risparmiare sulla lavorazione. Lavoro per Mondadori da più di 4 anni e ogni anno ho adattato il mio modo di lavorare alle nuove esigenze. Ed è giusto. Ma vorrei che ci si adattasse anche alle esigenze del lettore, che stanno a metà tra il pane e le brioches. Visto che mi piacciono le metafore culinarie insensate, direi che il lettore è un donut: come la moda dei donut in Italia, questo lettore è giovane, internazionale, economico (abituato a fruire dei contenuti gratis e a spendere solo afronte della qualità), sempre disponibile («connesso» e stanco dei tempi lunghissimi dell’editoria italiana). Credo che questo lettore sia largamente inascoltato al momento.

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