Luca lavora in Fondazione Mondadori

Ma prima è stato a Roma, da Fazi, e poi è tornato a Milano, e nel frattempo ha fatto un sacco di altre cose. Luca Maccarelli ha partecipato all’edizione 2006 del Master, e ora lavora in Fondazione Mondadori.

Ciao Luca, raccontaci perché hai deciso di iscriverti al Master. Qual è stato il tuo percorso?

Quando mi sono iscritto alle selezioni del Master, già lavoravo. Mi sono laureato in Lettere, ma durante gli ultimi due anni di università ho cominciato a lavorare presso un broker assicurativo. Pensavo fosse la soluzione migliore, quindi era ovviamente quella sbagliata. Ho retto tre anni, poi ho capito che dovevo cambiare e fare qualcosa che mi piacesse veramente, e mi è capitato di leggere del Master.

Quali erano i tuoi obiettivi professionali quando ti sei iscritto? È andata a finire come volevi, oppure in modo completamente diverso?

Per la verità, quando ho deciso di lasciare il vecchio lavoro avevo le idee piuttosto confuse. Di certo volevo restare in ambito umanistico, ma essendomi laureato in italianistica, non avevo molte opzioni. Ho anche provato a entrare in una scuola di specializzazione in biblioteconomia, per fortuna senza successo, altrimenti forse sarei ancora a Roma. Poi cercando master anche fuori Roma, sono incappato in una pagina che promuoveva il Master in Editoria. Fino a quel giorno non avevo mai pensato di lavorare in ambito editoriale, ma in fondo era lo sbocco più naturale al mio percorso di studi.

Dopo il Master sei rimasto a lavorare in Fondazione. Ci racconti com’è andata? In cosa consiste il tuo lavoro?

No, subito dopo il Master mi hanno assegnato lo stage in Fazi, a Roma. Probabilmente pensavano di farmi piacere, trasferendomi di nuovo a casa, ma in realtà ciò che davvero mi stava dando la possibilità di esprimermi e di trovare una nuova dimensione era il fatto di essere venuto a vivere a Milano, o più in generale il fatto di avere lasciato Roma. Quindi a fine stage ho deciso di tornare qui. All’inizio, per un po’ ho fatto il freelance (grazie anche a uno stage in Editrice Nord, che mi ha dato la possibilità di creare una rete di contatti). Poi è arrivata la chiamata di Fondazione Mondadori e ho accettato molto volentieri. Nel primo periodo mi sono occupato della comunicazione e dell’organizzazione dei convegni, poi gli ambiti di attività si sono ampliati, e ora seguo anche la redazione dei libri che pubblichiamo e diversi progetti di promozione della lettura.

Com’è l’editoria italiana vista dal tuo punto di osservazione?

Diciamo che nonostante gli ultimi anni di crisi, non riesco a essere apocalittico, il mercato si adatterà (anche se ho l’impressione che qualcuno cavalchi la crisi per comodità). Forse la vera questione è capire quali saranno i lettori del futuro, e quindi quali gli editori. Le case editrici oggi si aggrappano all’editoria tradizionale abbassando i prezzi dei libri (e realizzando ebook), le nuove società cercano di accaparrarsi fette di mercato, soprattutto con prodotti digitali. I lettori avranno la forza di comprare entrambi? O un settore toglierà spazio all’altro?

Qual è il tuo rapporto con gli ebook?

Non ne leggo molti, perché finora la qualità di quelli che ho letto non è paragonabile a quella dei libri cartacei (che pure negli ultimi anni si è abbassata parecchio). Inoltre mi preoccupano la conservazione del digitale (file e supporti) e la migrazione dai vecchi ai nuovi standard. In parole povere, non sono sicuro che tra dieci – quindici anni sarò ancora in grado di leggere gli ebook comprati oggi.

Secondo te le cose sono davvero cambiate così tanto negli ultimi anni?

Non ancora, mi sembra. Almeno nel processo di lavorazione dei libri. Di certo il rapporto più diretto tra editori e lettori ha costretto i primi ad ascoltare le richieste dei secondi, e questo è un fatto positivo. Però penso che i veri cambiamenti li avremo solo se le app esploderanno a scapito dei libri cartacei; a quel punto dovranno per forza di cose cambiare anche i processi produttivi.

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