Gabriella era stanca dell’Italia

E ha deciso di andare via. Gabriella Basso Ricci ha partecipato all’edizione 2012 del Master, e ora abita a Londra e lavora per la London Global University. Nel frattempo, lavora come lettrice e traduttrice freelance.

Ciao Gabriella, cominciamo dall’inizio. Perché hai deciso di iscriverti al Master? Qual è stato il tuo percorso?

Prima di iscrivermi al Master ho studiato mediazione linguistica e poi mi ho fatto un master in traduzione saggistica e letteraria. Mi affascinava l’idea di vedere l’altra faccia del mondo editoriale, ovvero la parte di chi crea, a partire da un manoscritto, il libro finito che arriva ai lettori.

Quali erano i tuoi obiettivi professionali quando ti sei iscritta? è andata a finire come volevi, oppure in modo completamente diverso?

Quando mi sono iscritta non avevo obiettivi professionali precisi, se non forse riuscire a trovare un contesto editoriale nuovo, che mi appassionasse. Ci sono tante belle iniziative – per lo più sconosciute – anche in Italia; ma i fondi sono pochi, come al solito, e l’editoria indipendente non viene premiata. Ciò che ho fatto dopo il Master, a parte lavorare come lettrice e traduttrice freelance, ha poco a che vedere con gli studi di editoria, quindi direi che è andata in un modo che difficilmente avrei previsto.

Sul tuo profilo Linkedin c’è scritto che sei Representation Assistant. Cosa vuol dire? In cosa consiste il tuo lavoro?

Lavoro per UCL, l’università dove studio, e aiuto il team di Representations & Campaigns (da qui il titolo della mia posizione), che si occupa di tutte le iniziative studentesche non accademiche – come società, club, campagne, volontariato, eventi, fiere e via dicendo. Il mio lavoro è di aiuto in ufficio, principalmente. Un’altra parte del mio lavoro è un progetto temporaneo per rinnovare la strategia di Equalities & Diversity dell’università per il 2014, per cui organizzo insieme a una collega focus group rivolti a studenti di categorie sensibili (studentesse, studenti con responsabilità di cura, studenti LGBT+, studenti disabili o appartenenti a minoranze etniche e/o religiose e altri). I dati che emergono da questi gruppi di riflessione serviranno in parte ad aggiornare la strategia per i prossimi cinque anni a venire. La società inglese, dal punto di vista della rappresentazione sociale e dei diritti civili, è molto più emancipata di quella italiana.

Come mai hai deciso di trasferirti a Londra? Quanto – e come – è diverso il mondo dell’editoria inglese rispetto a quello italiano, secondo te?

Ero stanca dell’Italia, e non mi manca per nulla. Non ho mai avuto vita facile lì, e venire qui è stata una liberazione in più sensi. L’editoria inglese è profondamente in crisi, e questo la accomuna a quella italiana. In generale, non avendo che amici o amiche che lavorano nel settore, mi sembra molto più orientata al business making e al marketing, parlando delle grandi corporation, ma il panorama editoriale è talmente plurale e ricco che non mancano iniziative originali, piccole o grandi, e c’è tanta vita, voglia di fare e di creare. I fondi, come accade spesso di questi tempi, scarseggiano per tante di queste belle idee – ma certamente la situazione è meno drammatica che in Italia.

Qual è il tuo rapporto con gli ebook e con l’editoria digitale?

Ho un Kindle, uno dei più preistorici, che mi era stato regalato ancora quando in Europa non erano in commercio. Lo uso abbastanza spesso, soprattutto per leggere estratti di libri che non sono sicura di voler acquistare, o per leggere articoli e libri che leggo per il corso di studi che sto frequentando. Per leggere per mio piacere personale, preferisco ancora prendere in prestito libri dalle biblioteche o comprarli (di carta). Amo guardare i libri, tenerli in mano, annusarli, sfogliare le pagine – insomma, una vera e propria parafilia che affligge tanti lettori assidui o professionisti nel mondo editoriale.

I libri ti piacciono ancora?

Mi piacciono ancora, e mi piaceranno sempre. Mi hanno affascinata da quando avevo 4 anni (ho imparato a leggere abbastanza presto) e continuano a farlo. I libri mi ispirano, mi emozionano, mi annoiano o mi irritano anche, a volte – perché no – mi fanno passare il tempo, mi danno sempre da pensare. Insomma, non posso farne a meno.

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