Un fantastico da biblioteca. Il bibliotecario fra tradizione e social network

In coda al convegno «Talked to each other» alla Fondazione Stelline di Milano abbiamo scambiato alcuni pareri con Francesca Santarelli co-fondatore di Tropico del Libro e della piattaforma Open Culture Atlas.

I progetti di Tropico del Libro e Open Culture Atlas sono esperienze affini ma differenti: puoi presentarceli nella loro continuità ed elementi di diversità?

Il sito Tropico del Libro è nato dalla volontà di fare una mappatura critica della filiera editoriale, un progetto indipendente di informazione che cerca di migliorare e innovare il settore grazie alla valorizzazione di nuove idee. Lo spirito alla base dell’esperienza è cercare uno scambio tra cultura e vivere quotidiano. In un mondo in cui c’è una proliferazione continua di informazioni è importante che si crei una coscienza nel lettore: ci si dimentica troppo spesso di dire che i lettori sono parte integrante della filiera del libro. Dovrebbero essere consapevoli di avere dei diritti e dei doveri, e noi proviamo ad aiutarli a (ri)conoscerli, come proviamo a fare anche con le altre parti della filiera. Quello che cerchiamo di fare è responsabilizzare i professionisti e cercare di informare i lettori circa le possibilità che hanno. Open Culture Atlas è una piattaforma di geolocalizzazione di eventi culturali aperta ai contributi dei diversi utenti: possiamo definirla una sorta di wikipedia degli eventi.

C’è una corrispondenza diretta tra Tropico del Libro e la nascita di Open Culture Atlas?

Sì. A un certo punto abbiamo sentito il bisogno di aprirci, ci annoiavamo a portare avanti questo progetto da soli. All’inizio avevamo alcuni collaboratori volontari: tuttavia seguire tante persone per tenere una linea editoriale precisa richiedeva sforzi eccessivi da entrambe le parti. Per questo siamo rimasti in pochi ma dritti alla meta. Ci siamo domandati però in che modo potevamo accogliere la voglia di partecipare e quale fosse la cosa che veniva maggiormente chiesta dall’esterno. E abbiamo pensato di offrire una piattaforma condivisa di eventi e luoghi culturali, che poi è e sta diventando molto altro.

Una delle parole che ricorre maggiormente in Tropico del Libro è collettività, la vostra è una piattaforma condivisa che stimola una voce che viene dal basso. Nel tuo intervento hai parlato di patto sociale tra i cittadini e le biblioteche: come possono tornare ad essere al centro della vita culturale delle persone?

Bisogna scindere il problema: innanzitutto quali persone? Quali biblioteche e in che territorio? Non esiste una biblioteca che abbia lo stesso bacino d’utenza di un’altra. Penso sia più importante valorizzare la figura del bibliotecario che non è più il cacciatore di topi da biblioteca, ma un maestro che non insegna, ma indica la strada per imparare. Ognuno può entrare e uscire da una biblioteca e prendere le conoscenze di cui ha bisogno in modo libero e autonomo. Penso che il bibliotecario sia una figura da integrare nel mondo: ogni scuola, azienda, ospedale dovrebbe avere al suo interno un bibliotecario. La conoscenza la puoi trovare in tutti i posti: sarebbe bello se un giorno lavorativo a settimana di un bibliotecario fosse svolto all’esterno del contesto dell’istituzione che lo stipendia, un “facilitatore di conoscenza” che si mischia nella tua vita quotidiana.

Come questo discorso può legarsi al progetto di Social Book?

Social Book è un progetto che sta prendendo forma (grazie a un lavoro congiunto con il suo ideatore, Giancarlo Briguglia). Sarà un progetto integrato con la piattaforma Open Culture Atlas, una sorta di OPAc con la “C” minuscola, attraverso cui connettere tra loro le biblioteche personali (mia, del mio vicino, ecc.) appartenenti a uno stesso quartiere. Come questo si incastra con il discorso fatto poc’anzi sul lavoro del bibliotecario? Be’, noi questo progetto è con i bibliotecari che vorremmo portarlo avanti, e sono le biblioteche il luogo in cui vorremmo che avvenissero gli scambi vis-à-vis e sempre le biblioteche vorremmo che fossero il “posto” in cui verrà “restituito” parte del valore creato dall’incontro.

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