Alessandro lavora da Bollati Boringhieri

E sembra molto contento. Alessandro Surico ha partecipato all’edizione 2010 del Master, e ora è in redazione da Bollati Boringhieri, e fa un po’ di tutto. I libri, per lui, «sono porto, rifugio e salvezza».

Ciao Alessandro, raccontaci il tuo percorso. Come mai hai deciso di iscriverti al Master?

Mi sono laureato in Lettere, e dopo gli anni belli e un poco fatui di studi vari e disordinati, mi sono trovato come molti a non sapere come sbarcare il lunario in modo coerente al mio percorso. Dopo essere approdato per caso in un piccolo service editoriale dove svolgevo le classiche funzioni di editing e correzione di bozze, sono arrivato a iscrivermi al Master con la speranza chiara di compiere un salto di qualità. In questo il master è stata un’esperienza fondamentale: ha contribuito in modo sostanziale a rivedere e abbattere i miti preconcetti che avevo del mondo editoriale e soprattutto mi ha fatto conoscere un gruppo unico di sodali, malati di libri, e di storie attorno ai libri, come me.

Quali erano i tuoi obiettivi professionali quanto ti sei iscritto?

Volevo lavorare in una redazione, sapendo allora solo in parte cosa questo comportasse. Oggi sono redattore un po’ più consapevole. È stato un percorso di crescita quotidiana, che continua ancora. Posso dire che sono stato fortunato.

Bollati Boringhieri è una storica casa editrice di cultura. Cosa vuol dire esserne parte?

All’inizio ero ovviamente intimorito. Per queste stanze è passata la storia dell’editoria libraria italiana. Poi, entrato nel meccanismo, il glorioso passato è diventato meno ingombrante. D’altra parte oggi il nostro compito è guardare avanti, lavorare con attenzione al catalogo, rafforzarlo, farlo crescere in modo coerente, allargare il nostro pubblico di riferimento puntando sulla qualità delle novità e ripescare alcune gemme pubblicate anni addietro, e magari dimenticate, che possono tornare a nuova vita. Se Boringhieri significa antropologia, scienza e psicoanalisi, l’innesto di letteratura e narrativa operato da Bollati ha completato al meglio la proposta del marchio. Assicurare continuità su entrambi questi binari significa non tradire la loro lezione.

Raccontaci in cosa consiste il tuo lavoro, una tua giornata tipo.

Per fortuna non ho una giornata tipo, la mansioni sono tante e varie. Mi divido tra i compiti di redazione, impaginazione, revisione, editing, correzione di bozze; seguo la produzione di copertinari e dei materiali per il marketing, croce e delizia; rivedo le ristampe prima che vengano licenziate; controllo gli ebook; partecicipo a divertenti riunioni di programma; e, se avanza tempo, cerco di postare qualche facezia intelligente sulla nostra pagina Facebook. Ma ho sicuramente dimenticato qualcosa.

Qual è il rapporto di Bollati Boringhieri nei confronti dell’editoria digitale? E il tuo?

Credo che con l’operazione Freud, ovvero la pubblicazione di tutte le Opere del padre della psicoanalisi in ebook, Bollati Boringhieri si sia posta all’avanguardia in Italia, e non solo, nel lavoro di conversione del catalogo in digitale. È stato un lavoro immenso che ha unito al meglio competenze nuove e tradizionali e il buon riscontro ottenuto finora ci fa ben sperare in prossime analoghe operazioni. Per l’editoria pensare in digitale non deve limitarsi a proporre le novità in ebook, ma pensare il catalogo come qualcosa di continuamente presente e da ridestare dal suo momentaneo torpore. Per quel che riguarda il mio rapporto personale credo di essere meno pacificato, leggo su ereader soprattutto per lavoro.

Dopo tutti questi anni passati a lavorare con i libri, leggerli ti piace ancora?

Ancora di più, se possibile. Sono porto, rifugio e salvezza. A volte arrivo a pensare di poter comporre la mia personale biografia solo attraverso i libri letti, i libri abbandonati, quelli sfiorati. Quando prendo un libro e lo ripongo in biblioteca, solo allora sono certo di aver aggiungo un altro capitolo alla mia vita.

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