Fenomenologia dell’editore online: vendere ai follower, parlare ai lettori. Intervista a Vincenzo Cosenza.

Vincenzo Cosenza è @vincos su Twitter, e sul suo blog – vincos.it – si occupa di social media, marketing e relazioni pubbliche. Al convegno Talked to each other ha portato i dati della sua agenzia Blogmeter per delineare un quadro delle relazioni tra case editrici e social network.

Vincenzo Cosenza è @vincos su Twitter, e sul suo blog – vincos.it – si occupa di social media, marketing e relazioni pubbliche. Al convegno Talked to each other ha portato i dati della sua agenzia Blogmeter per delineare un quadro delle relazioni tra case editrici e social network. individuando strategie, tipi di interazione e conseguente grado di coinvolgimento attivo – l’engagement – degli utenti. Nel suo libro Social Media ROI, Cosenza spiega come le attività svolte su social network possano costituire un investimento e una strategia di marketing imprescindibili, a patto che se ne faccia un uso sapiente. Noi gli abbiamo fatto tre domande.

Come ha detto Stefano Jugo, la domanda delle cento pistole che aleggia intorno al convegno è: «il lavoro sui social network serve a vendere più libri?» Questa correlazione è misurabile? E con quale efficacia?

È facilmente misurabile se chi promuove il libro ha la cura di tracciare il «viaggio del lettore». In parole povere bisogna creare una landing page dedicata al libro sul sito dell’editore con la possibilità di acquistarlo, scrivere un tweet o un post su Facebook che contenga un link alla pagina stessa, avendo cura di aggiungere un tag identificativo. Attraverso Google Analytics, sarà possibile capire immediatamente quante persone hanno cliccato quel link e se hanno concluso l’acquisto. Invece per gli acquisti offline non è scientificamente verificabile l’effetto delle azioni social.

I dati sulla resa social dei programmi TV hanno raggiunto una tale legittimazione da essere regolarmente letti accanto a quelli Auditel. Pensa che, anche alla luce di quanto detto da Matteo Scurati sulle librerie (on e offline) come luoghi di interazione più che di vendita, i dati di Blogmeter potranno, in un futuro prossimo, avere per l’editoria la stessa importanza che hanno per la televisione?

La convergenza tra TV e social media è molto forte perché i telespettatori amano commentare in tempo reale ciò che vedono. Dunque le metriche, anche live, delle interazioni sono tenute in considerazione. La lettura è un’esperienza completamente diversa, più privata. Tipicamente si commenta un libro, anche in rete, quando si è finito di leggerlo. Ciononostante raccogliere le conversazioni attorno all’editoria è un’attività utile per testare non solo il gradimento di un libro, ma anche la reputazione del brand, l’esperienza d’acquisto delle persone, il successo di un’iniziativa, ecc. Come Blogmeter lavoriamo con alcuni editori proprio su queste tematiche.

Durante il convegno, Mafe de Baggis e Caterina Bonvicini si sono confrontate sulle possibilità di interazione tra lettori, editori e scrittori nell’ambito dei social network. A quali evoluzioni della filiera del libro porteranno queste dinamiche?

Difficile dire come evolverà la filiera. Sicuramente gli editori capiranno sempre più l’importanza di ascoltare i clienti, e gli scrittori quella di creare una relazione con i lettori (utile soprattutto nei periodi in cui non c’è un libro in uscita), che difficilmente modificherà il proprio modo di scrivere. I lettori, dal canto loro, continueranno a far sentire la propria voce attraverso la rete, dialogando e formando comunità di appassionati.

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