Rossana fa i libri di scuola

Che sono di carta, oppure applicazioni, oppure applicazioni web. Rossana Infantino ha partecipato all’edizione 2010 del Master, e si occupa della produzione di testi scolastici per Pearson Italia.

Ciao Rossana, partiamo dall’inizio: perché hai deciso di iscriverti al Master? Qual è stato il tuo percorso?

Ho deciso di provare il test di ingresso al Master quando mi sono resa conto che il mio percorso andava sempre più in direzione editoriale. Dopo la laurea triennale e biennale in Lettere ho cercato di perseguire in parallelo la strada dell’insegnamento e dell’editoria, per la quale ho nutrito fin dai primi anni dell’università un grande interesse. Quando sono stata assunta in Bompiani (con l’alienante compito di digitalizzare i contratti della casa editrice) ho iniziato a lavorare come lettore di narrativa per Rizzoli e a quel punto il tragitto era segnato.

Quali erano i tuoi obiettivi professionali quando ti sei iscritta? È andata a finire come volevi, oppure in modo completamente diverso?

In definitiva penso che sia andata a finire in un modo non troppo diverso dagli obiettivi iniziali. Volevo lavorare in redazione e volevo occuparmi di editoria scolastica, in parte per non slegarmi completamento dal mondo dell’insegnamento, in parte perché l’ambiente della narrativa e della varia che avevo avuto l’occasione di conoscere in Bompiani non mi aveva particolarmente entusiasmato. Certo non avrei mai creduto che mi sarei trovata a lavorare non su libri cartacei ma su prodotti multimediali. È stata un caso, che si è tramutato ben presto in un’opportunità.

Tu ti occupi di editoria scolastica, ci racconti come funziona il tuo lavoro?

Come dicevo, mi occupo di prodotti multimediali di area umanistica per la scuola secondaria di secondo grado. In particolare coordino la produzione dei libri digitali per lavagna interattiva e tablet. Significa seguire tutte le fasi di lavorazione che trasformano i pdf per la stampa nella versione digitale sfogliabile del libro, e progettare e realizzare i contenuti multimediali e interattivi che andranno a corredare il testo. Coordinamento a parte, mi ritrovo spesso e volentieri a fare un po’ di tutto, dalla stesura dei testi alla redazione, fino alla realizzazione vera e propria, editando codice xml, pasticciando con i css e testando infine gli asset su diversi device con differenti browser. Bisogna essere precisi e versatili, tutto il resto si impara.

Quanto pesano i prodotti digitali nella produzione di testi per la scuola?

Direi che pesano molto all’esterno in termini di marketing e all’interno in termini di costi ed energie, ma a farla da padrone resta il libro di carta, sia perché i docenti vogliono i contenuti digitali in fase di propaganda ma raramente li utilizzano in classe, sia per un antropologico ritardo italiano che frena la rivoluzione in atto. Ciò nonostante la direzione è quella, come si evince anche dal decreto firmato dal ministro Carrozza lo scorso settembre. Il libro cartaceo resta però al momento il punto fermo di una galassia di prodotti che ruotano intorno a lui. Non a caso si parla sempre più di «sistema libro», sistema che comprende anche tutta una serie di servizi al docente e allo studente.

Dove vedi il testo scolastico tra – diciamo – cinque anni? Quanto cambierà, secondo te?

Molto dipenderà dalle disposizioni ministeriali, che al di là delle effettive possibilità di scuole e famiglie spingeranno nella direzione del libro digitale. Di certo l’abitudine del nativo digitale all’interazione con lo schermo faciliterà il compito. Per chi ha conosciuto la carta il libro tradizionale resta infatti al momento il supporto più comodo sul quale studiare. Caduto l’obbligo di legge che imponeva ai docenti l’adozione di un libro di testo, immagino che i contenuti digitali viaggeranno sempre più slegati dalla singola adozione e si potrà quindi spaziare tra prodotti diversi, con marchi diversi.

Naturalmente gli editori faranno di tutto per inglobare il docente in un sistema che, come dicevo, non a caso offre anche servizi oltre che contenuti. Da un punto di vista più tecnico penso che le direzioni saranno due: da un lato app e web app offriranno contenuti digitali specifici (probabilmente slegati dalla logica dell’adozione), dall’altro il libro di testo diventerà uno spazio multimediale e interattivo che penso assomiglierà ad alcune riviste digitali che iniziano ora a sfruttare seriamente le potenzialità di tablet e smartphone sul lato dell’interazione con l’utente. Dubito arriveremo all’acquisto di singoli capitoli o unità, così come non credo alla scomparsa dell’editore di scolastica, minacciato dal selfpublishing (cartaceo o digitale) di insegnanti intraprendenti che saccheggiano la rete.

Alla base dell’insegnamento resta una selezione attenta dei contenuti. La voce di Wikipedia su Cavour può dirti tutto quello che vuoi o che non pensavi di voler sapere su Cavour, ma al docente e allo studente interessano solo quei quattro o cinque concetti chiave che hanno contraddistinto la sua azione politica. Meno chiaro mi sembra il destino delle piattaforme di apprendimento che tutti gli editori si stanno affrettando a realizzare. A mio avviso possono funzionare solo su specifiche discipline, in cui per esempio la componente esercitativa ha un peso rilevante. Il passaggio che vedo invece più delicato è quello della difesa della titolarità di questi nuovi contenuti e strumenti, con tutti i relativi problemi di accesso, privacy e protezione.

Dopo tutti questi anni passati a lavorare con i libri, ti piacciono ancora?

Assolutamente sì. Nel tempo libero continuo a scrivere pareri di lettura per Rizzoli e cerco naturalmente di leggere per piacere, compatibilmente con il tempo che mi rimane.

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