Massimo lavora alle edizioni San Paolo

E si occupa di ebook, e di editoria digitale (ma forse avrebbe voluto fare la rockstar). Massimo Vinci ha partecipato all’edizione 2009 del Master, e ora è responsabile del settore ebook delle Edizioni San Paolo.

Ciao Massimo, per iniziare raccontaci perché hai deciso di iscriverti al Master. Qual è stato il tuo percorso?

Io ho due grandi passioni: la prima sono i libri, la seconda è la musica. Dato che avevo poche chance di diventare una rockstar, ho pensato che magari potevo lavorare nell’editoria. Scherzi a parte, durante gli anni universitari ho collaborato con una casa editrice e, finiti gli studi, frequentare il Master mi è parsa la scelta più naturale.

Quali erano i tuoi obiettivi professionali quando ti sei iscritto?

All’inizio avrei voluto occuparmi di redazione per poi, col tempo, diventare editor. Durante il Master invece ho compreso che non era la mia strada, un po’ perché passare troppo tempo a lavorare sui testi mi avrebbe guastato il piacere della lettura, un po’ perché mi piace conoscere e seguire tutti i passaggi della filiera editoriale, e questo la redazione non può dartelo. Così quando ho avuto la possibilità di fare uno stage nell’Ufficio Marketing e Comunicazione delle Edizioni San Paolo ho preso la palla al balzo.

Il tuo profilo Linkedin dice che sei il Responsabile del settore ebook delle Edizioni San Paolo. Che cosa vuol dire? In cosa consiste il tuo lavoro?

È un lavoro su più fronti. Da un lato c’è la parte legata ai contenuti, come la scelta ragionata dei testi del catalogo da recuperare, che risponde a criteri commerciali, ma anche culturali e di prestigio. Dall’altro c’è l’aspetto tecnico e pratico, ossia seguire il processo di conversione in formato digitale od occuparsene in prima persona, assicurarsi che i fornitori siano puntuali nelle consegne e gestire i preventivi. Infine il terzo aspetto, che in parte viene gestito a monte, è il pricing che negli ebook è determinante, insieme alla programmazione delle campagne promozionali (ed è anche la parte più divertente).

Com’è lavorare in una casa editrice religiosa?

Non è diverso dal lavorare per un editore laico, almeno non in una casa editrice come le Edizioni San Paolo che ha un catalogo ampio e variegato. Dobbiamo rispondere alle esigenze di un pubblico di lettori piuttosto diversificato: c’è chi cerca il testo devozionale e chi il saggio di riflessione teologica, chi la Bibbia con il testo ebraico, aramaico o greco a fronte e chi un saggio di attualità o un romanzo per ragazzi. Certo a livello di programmazione editoriale è necessario prestare attenzione ai tempi forti come l’Avvento, il Natale e la Quaresima.

La casa editrice per cui lavori pubblica molti libri per ragazzi. Esistono anche in versione digitale? E più in generale: come vedi i rapporti tra editoria per ragazzi e editoria digitale?

Abbiamo iniziato a novembre con il nuovo romanzo di Fabrizio Silei e adesso tutte le nostre novità escono anche in digitale. Da marzo invece partirà la pubblicazione in ebook dei migliori titoli del catalogo. A livello più generale, credo che il campo dell’editoria digitale per ragazzi sia ancora tutto da scoprire, ma per farlo è necessario investire, sperimentare e, soprattutto, rompere davvero gli schemi che vedono il libro ancorato alla carta e andare verso il gaming. In un campo diverso, le Edizioni San Paolo lo hanno fatto con l’app BibleWorld, lanciata pochi mesi fa, che permette un approccio davvero interessante alla Bibbia. Tuttavia la strada è ancora lunga. Non è un caso che, almeno in Italia, i migliori prodotti per ragazzi li abbia realizzati uno studio editoriale come Elastico (mi riferisco alle app Pinocchio e Il viaggio di Ulisse) e non una casa editrice.

Le cose sono davvero cambiate così tanto negli ultimi anni, secondo te?

Diciamo che alcune cose sono cambiate, altre stanno cambiando. Di sicuro ci sono meno soldi e per chi vuol lavorare nell’editoria – ma anche per chi già ci lavora – è diventato tutto un po’ più difficile. Poi c’è una certa discrepanza tra la dichiarata voglia di innovare e l’idiosincrasia congenita al cambiamento che, più che del settore, è propria dell’Italia.

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