Anna lavora con i metadati

Che sono tutte le informazioni che stanno dentro, fuori e intorno ai libri, digitali e non. Anna Lionetti ha partecipato all’edizione 2010 del Master, e dopo un’esperienza in redazione da Franco Angeli è passata a mEDRA, una joint venture di AIE e CINECA che si occupa di architetture software, banche dati e informazioni editoriali.

Ciao Anna, raccontaci com’è andata. Perché hai deciso di iscriverti al Master? Qual è stato il tuo percorso?

Ho deciso di iscrivermi al Master per costruire una professionalità editoriale, che durante gli studi ho capito essere lo sbocco più vicino alle mie capacità e alle mie passioni. Durante il corso di laurea in lettere frequentavo dei laboratori universitari in editoria e lì ho iniziato a prendere contatti con chi era già avviato nel settore, sia per farmi un’idea dello scenario che avrebbe potuto attendermi, sia per capire se l’idea – piuttosto astratta – che avevo dell’editoria coincidesse almeno in parte con la realtà.

Il mio è stato un esordio piuttosto comune, ma non casuale: vedevo nel Master uno dei pochi strumenti efficaci per convertire le mie – presunte – attitudini in ciò che immaginavo ne fosse l’unica rappresentazione professionale possibile. In quel momento – prima di iniziare il corso – non sono riuscita a darmi molte altre risposte concrete, ma per una neo laureata piena di motivazione – e del fuoco sacro delle Lettere – poteva bastare. Il resto lo avrei imparato.

Quali erano i tuoi obiettivi professionali quando ti sei iscritta?

Inizialmente ero convinta che il lavoro redazionale fosse ciò che più mi corrispondeva: iniziare con la cura del testo, passare alla pianificazione dei contenuti a più alto livello (il direttore editoriale credo mi piacerebbe farlo ancora oggi) e così via. Ma la prima esperienza successiva al Master mi ha fatto pensare che ci fosse anche altro che valeva la pena imparare: ho lavorato circa un anno per la FrancoAngeli, dove oltre al lavoro di redazione era necessario gestire tutto il flusso di produzione, dal testo originale all’arrivo delle copie in magazzino.

In quel periodo ho iniziato a pensare che lavorare in casa editrice non fosse l’unica opportunità a mia disposizione, ma non ero in grado di prevedere l’evoluzione del mio percorso – che poi ha cambiato nettamente e quasi casualmente direzione. Quindi direi che semmai è andata a finire come non mi aspettavo: tuttora fatico a dare forma alla mia idea di futuro professionale, soprattutto perché il mondo che mi si è aperto davanti è un sistema in piena evoluzione, in cui lo sviluppo delle cose si nutre della capacità delle persone di impiegarsi in mansioni e ruoli non precostituiti e a volte dai contorni inafferrabili. Diciamo che attualmente sono accompagnata da un (a volte) piacevole senso di imprevedibilità.

Sul tuo profilo Linkedin c’è scritto che sei una Publishing Consultant. Cosa significa? In cosa consiste il tuo lavoro?

Appunto, l’inevitabile e feroce urgenza di dare un nome alle cose. Publishing Consultant è – per necessità – l’etichetta più vaga che ho trovato: non esiste (ancora, o ancora in Italia) un profilo che identifichi in modo definito quello che faccio. Quel che è certo è che lavoro nell’editoria libraria ma non mi occupo strettamente di libri.
Si può dire anzi che dai contenuti sono approdata alla struttura: mEDRA, l’azienda per cui lavoro, disegna architetture software, banche dati e flussi di comunicazione digitale di contenuti editoriali, spesso nel quadro di progetti nazionali e internazionali. Io assisto la progettazione e la gestione di questi flussi basati sui metadati editoriali in ambiente digitale, usando strumenti come il linguaggio XML e collaborando a stretto contatto con gli sviluppatori informatici che implementano le infrastrutture tecnologiche.

I metadati (ovvero tutte le informazioni che raccontano qualcosa di un oggetto, in questo caso un libro) costituiscono il linguaggio che esprime quante più informazioni possibili sui libri (digitali e non) e che ne consente la circolazione sul web: parte del mio lavoro consiste nel capire come devono viaggiare le informazioni, come mettere in comunicazione nel modo più efficace le sorgenti di dati (per esempio gli editori, o il catalogo dei libri in commercio) e i destinatari (le librerie online, i lettori). Ma i campi di applicazione sono molti e molto diversi, e possono estendersi alle informazioni sui diritti d’autore, sulle caratteristiche di accessibilità degli ebook, sulle pubblicazioni accademico-scientifiche raccolte in banche dati ad hoc e via dicendo.

Tu lavori all’AIE. Ci racconti che cos’è e come funziona?

L’Associazione Italiana Editori è un microcosmo molto diversificato. È l’interlocutore principale delle istituzioni che hanno a che fare con l’editoria e l’organismo rappresentativo delle case editrici che ne fanno parte. È la sede cui fanno capo l’Agenzia ISBN (che gestisce l’assegnazione degli ISBN ai libri e il relativo database), il Centro Licenze e Autorizzazioni che tutela i diritti di riproduzione delle opere librarie e periodiche (CLEARedi), il servizio che raccoglie i dati sulle adozioni scolastiche, l’Ufficio studi che porta avanti ricerche di settore pubblicate anche attraverso il Giornale della Libreria. L’AIE organizza anche corsi di formazione professionale per gli editori (tramite FORMEDI), è un punto di riferimento per la partecipazione alle fiere del libro nazionali e internazionali e coordina attività di ricerca e sviluppo per l’editoria digitale nell’ambito di progetti italiani ed europei. E poi ovviamente c’è mEDRA, joint venture di AIE e CINECA (il consorzio interuniversitario di supercalcolo con sede principale a Bologna) e technological provider di servizi applicati all’editoria digitale.

Un panorama così multiforme è un esempio di come competenze genericamente editoriali possano tradursi in attività molto più complesse e declinate in numerose manifestazioni. In questo caso la «biodiversità» si esprime all’interno di un’unica associazione di categoria, ma in generale è fondamentale essere consapevoli che l’editoria non è una torre d’avorio presidiata solo da chi scrive, produce, distribuisce, commercializza libri: là fuori c’è un vero e proprio ecosistema, più ampio e reticolare della sola filiera distributiva libraria che, pur essendone il cuore, necessita di meccanismi più articolati di quanto si pensi per restare in vita.

La tua carriera dopo il Master è divisa in due: una parte trascorsa lavorando in redazione, una parte a occuparti di metadati, flussi di informazioni e architetture. Cosa hai imparato durante il tuo percorso?

Uno degli aspetti più interessanti che sto scoprendo è l’ibridazione: la convergenza di competenze differenti in un’unica figura è una grande risorsa e mi pare sia la strada su cui sta camminando non solo l’editoria ma numerosi altri settori. Personalmente, apprendere tante cose e avere l’occasione di intrecciarle mettendole a frutto in un’unica occupazione è molto stimolante.

Ma questa pluralità a ben guardare non nasce oggi: la necessità di coordinare le varie professionalità che gravitano intorno al mondo del libro, di volgere lo sguardo a trecentosessanta gradi sulla produzione, l’attenzione al dettaglio ma anche alla visione di insieme sono in fondo tratti comuni del lavoro editoriale così come di ciò che faccio adesso. Mediazione di contenuti, in qualche modo. Il punto è imparare che i libri da soli non bastano, cogliere l’essenziale complementarietà dei processi che concorrono alla loro produzione, diffusione e fruizione, e mettere in gioco le proprie qualità di conseguenza.

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